Una delle domande più frequenti sull’olio extravergine di oliva riguarda la sua durata. C’è chi pensa che “più invecchia, meglio è”, e chi invece teme che dopo pochi mesi non sia più buono. Come spesso accade, la risposta sta nel mezzo.
La durata dell’olio extravergine non è fissa. Dipende da come nasce, da come viene conservato e da quanto viene esposto a fattori che ne accelerano il degrado. Capirlo è utile sia per chi lo produce sia per chi lo consuma ogni giorno.

La data di scadenza: cosa indica davvero
Sull’etichetta compare sempre un termine minimo di conservazione. È un’indicazione obbligatoria, ma non racconta tutta la storia.
Quella data segnala fino a quando l’olio, se conservato correttamente, mantiene le sue caratteristiche originarie. Non è una scadenza sanitaria, ma qualitativa.
Un olio extravergine può essere ancora commestibile anche oltre quella data, ma avrà perso parte di:
– profumi
– freschezza
– equilibrio gustativo
Da cosa dipende la durata reale dell’olio
La longevità di un olio dipende prima di tutto da come è stato prodotto.
Contano molto:
– qualità delle olive
– momento della raccolta
– rapidità della frangitura
– temperatura di estrazione
Un olio ricco di polifenoli tende a durare di più. È uno dei motivi per cui molti oli della Tuscia, se ben fatti, mantengono struttura e carattere anche a distanza di mesi.

Il ruolo del territorio e della varietà
Nel territorio intorno a Vetralla, le condizioni climatiche e le varietà coltivate favoriscono spesso oli con una buona capacità di conservazione.
Non è una regola assoluta, ma una tendenza: oli più strutturati resistono meglio all’ossidazione rispetto a oli molto delicati e poveri di composti fenolici.
Cosa rovina davvero l’olio extravergine
Ci sono tre nemici principali dell’olio extravergine: luce, calore e ossigeno.
La luce accelera l’ossidazione e spegne i profumi. Il calore altera la struttura dell’olio. L’ossigeno innesca reazioni che portano all’irrancidimento.
Questi fattori spesso agiscono insieme, soprattutto nelle cucine domestiche.
Gli errori più comuni in casa
Molti oli perdono qualità non per colpa del produttore, ma per come vengono trattati dopo l’acquisto.
Gli errori più frequenti:
– tenere la bottiglia vicino ai fornelli
– usare contenitori trasparenti
– lasciare la bottiglia aperta a lungo
– travasare l’olio senza attenzione
Sono gesti quotidiani, ma incidono molto più di quanto si pensi.
Quanto dura davvero un buon olio
In condizioni corrette, un olio extravergine di qualità può mantenere buone caratteristiche per diversi mesi, anche oltre un anno dalla produzione.
Questo non significa che sia sempre uguale a se stesso. Col tempo:
– l’amaro e il piccante si attenuano
– i profumi diventano più morbidi
– l’olio si arrotonda
Per alcuni usi, questo può essere persino un vantaggio.
Olio giovane o olio assestato?
Non esiste una risposta giusta per tutti. L’olio giovane è più intenso, quello assestato più armonico.
Chi usa l’olio soprattutto a crudo spesso preferisce un olio fresco. Chi lo utilizza in cucina apprezza anche un olio più maturo, purché integro.
L’importante è che l’olio non presenti difetti evidenti: odori di rancido, muffa o stantio indicano che qualcosa è andato storto nella conservazione.
Come capire se un olio è ancora buono
L’assaggio è lo strumento più semplice.
Un olio ancora valido:
– profuma, anche se in modo più lieve
– non ha odori sgradevoli
– mantiene una sensazione di pulizia in bocca
Se invece emergono note di cartone, burro rancido o polvere, l’olio ha superato il suo momento migliore.
Durata e consapevolezza
Sapere quanto dura davvero l’olio extravergine aiuta a usarlo meglio, senza sprechi e senza paure inutili.
Non è un prodotto eterno, ma nemmeno fragile come spesso si pensa. Con un minimo di attenzione, può accompagnare la cucina quotidiana mantenendo dignità e carattere.


