Tra la raccolta delle olive e l’olio che arriva in bottiglia c’è un passaggio decisivo: la frangitura. È qui che una buona oliva può diventare un buon olio, oppure perdere gran parte del suo potenziale.
Nel territorio di Vetralla, dove convivono oliveti tradizionali e impianti più recenti, la frangitura non è una fase standardizzata. Tempi, temperature e modalità operative fanno la differenza, soprattutto quando l’obiettivo è ottenere un olio extravergine coerente con il profilo della Tuscia.

Cosa si intende davvero per frangitura
Con il termine frangitura si indica l’insieme delle operazioni che trasformano l’oliva in olio: dalla rottura del frutto alla separazione dell’olio dalla parte solida e acquosa.
Non è un singolo gesto meccanico, ma una sequenza di passaggi:
– frangitura vera e propria
– gramolazione
– estrazione
– separazione finale
Ogni fase influisce sul risultato finale, e piccoli scostamenti possono avere effetti evidenti su profumi, gusto e stabilità dell’olio.
Il tempo tra raccolta e frangitura
Uno degli aspetti più sottovalutati è il tempo che passa tra la raccolta delle olive e la loro lavorazione.
In condizioni ideali, le olive dovrebbero essere frante entro poche ore. Nella pratica, soprattutto in annate complesse, questo non sempre accade. Ma è bene sapere cosa comporta un ritardo.
Olive lasciate troppo a lungo:
– iniziano processi fermentativi
– aumentano l’acidità libera
– perdono freschezza aromatica
Nel contesto della Tuscia, dove la raccolta avviene spesso tra ottobre e novembre, la gestione dei tempi diventa cruciale, soprattutto nelle giornate più calde o umide.

La temperatura: perché non è un dettaglio
Si parla spesso di “estrazione a freddo”, ma pochi sanno cosa significa davvero. La temperatura incide sulla resa, ma anche sulla qualità sensoriale e nutrizionale dell’olio.
Temperature più alte facilitano l’estrazione, ma:
– riducono il contenuto di composti aromatici
– incidono sulla presenza di polifenoli
– rendono l’olio meno stabile nel tempo
Mantenere temperature controllate durante la gramolazione è una scelta che privilegia la qualità rispetto alla quantità. E questa scelta si sente nel bicchiere, prima ancora che in etichetta.
Frangitura e profilo sensoriale dell’olio
Il modo in cui le olive vengono lavorate influisce direttamente su:
– intensità del fruttato
– percezione di amaro e piccante
– pulizia aromatica
Un’estrazione ben gestita restituisce un olio leggibile, con profumi netti e senza note anomale. Al contrario, errori in questa fase possono generare oli piatti o, peggio, con difetti evidenti.
Nel caso degli oli della Tuscia, che puntano su equilibrio e riconoscibilità territoriale, la frangitura è il momento in cui queste caratteristiche prendono forma.
Cosa cambia tra olive sane e olive stressate
Anche la migliore tecnologia non può compensare olive raccolte male o conservate peggio. La frangitura amplifica quello che l’oliva porta con sé.
Olive sane, raccolte al giusto grado di maturazione, reagiscono bene a una lavorazione delicata. Olive stressate, ammaccate o troppo mature restituiscono oli più difficili da gestire, anche con macchinari moderni.
Per questo la frangitura va letta come parte di un processo continuo, che inizia in campo e non finisce al frantoio.

Il punto di vista di chi porta le olive al frantoio
Per i piccoli produttori e i privati che portano le olive a frangere, conoscere questi aspetti aiuta a fare scelte più consapevoli.
Sapere quando raccogliere, come trasportare le olive e in quanto tempo lavorarle significa incidere direttamente sulla qualità dell’olio che si porterà a casa. Non è solo una questione di resa, ma di risultato finale.
Perché la frangitura conta anche per chi compra l’olio
Anche chi non ha mai raccolto un’oliva beneficia di una frangitura fatta bene. È in questa fase che si preservano:
– freschezza
– profumi
– struttura
Un olio che “tiene” nel tempo, senza perdere equilibrio dopo pochi mesi, nasce quasi sempre da una frangitura curata.
Tecnologia e competenza: servono entrambe
Macchinari moderni aiutano, ma non bastano. La frangitura richiede competenza, attenzione e capacità di adattarsi alle condizioni dell’annata.
Ogni campagna olearia è diversa. Chi lavora bene sa leggere le olive, regolare i parametri e intervenire quando serve. Non esistono impostazioni valide per tutte le stagioni.
Un passaggio decisivo, spesso invisibile
La frangitura è una fase che il consumatore non vede, ma che determina gran parte di ciò che percepirà nell’olio. Nel contesto di Vetralla e della Tuscia, è il punto in cui il territorio passa dall’oliva al bicchiere.
Capirne l’importanza aiuta a dare valore non solo al prodotto finale, ma anche al lavoro che lo rende possibile.


